Don’t speak

Ogni qualvolta si parli di violazione dei diritti umani, siano essi legati a un discorso razziale, di genere, di orientamento sessuale o di qualsiasi altro tipo, non riesco a fare a meno di chiedermi come si possa arrivare a pensare che le libertà individuali debbano diventare un affare di stato.
Come si è arrivati alle foibe? Come è possibile che ancora vengano discriminati gli omosessuali? Come può essere normale, nel 2020, credere che le donne siano più utili in casa, che non meritino le stesse possibilità di carriera degli uomini, che non possano godere dello stesso stipendio di un essere umano dotato del cromosoma XY?
Nei casi limite, come la persecuzione degli ebrei per esempio, saremmo portati a credere che era un mondo diverso, che chissà come ci si è ritrovati all’improvviso a sterminare un’intera popolazione.
E invece no, non è così. È iniziata gradualmente, con commenti razzisti, con sguardi di disprezzo, con propagande assurde, con ignoranti che seguivano ciecamente qualche esaltato più ignorante di loro, dandogli il potere di anteporre il suo giudizio a quello di tutti gli altri, di decidere cosa fosse giusto e cosa, invece, sbagliato.
Altri tempi? Non credo proprio, visto quanto sta accadendo negli ultimi anni nel mondo.

Quando è uscito Voxil romanzo di Christina Dalcher, ne sono stata subito incuriosita, e non perché qualcuno lo avesse paragonato a Il racconto dell’ancella (che per inciso – faccio outing – mi ha deluso profondamente), ma per via dell’argomento trattato.
La Dalcher ipotizza un futuro (per nulla lontano, anzi… sono proprio i nostri giorni) in cui alle donne viene tolta la libertà di parola. Possono dirne soltanto cento al giorno. Alla centounesima parola proferita, un braccialetto provvede a dar loro una fortissima scossa, giusto per non far venire loro in mente di poter osare un po’ di più. Non potendo parlare, non possono neanche lavorare, né tantomeno avere un conto in banca, un passaporto. Non possono viaggiare, non possono far nulla se non c’è un marito accanto a loro.
Sembrerebbe un romanzo di fantascienza a tutti gli effetti, e forse un po’ lo è. Eppure non potevo fare a meno di chiedermi, durante la lettura, se fosse davvero così improbabile la situazione descritta dall’autrice.

La Dalcher ipotizza un futuro (per nulla lontano, anzi… sono proprio i nostri giorni) in cui alle donne viene tolta la libertà di parola. Possono dirne soltanto cento al giorno.

La voce narrante del romanzo, Jeanie – o meglio, Gianna, dal momento che è
italiana – lo racconta molto bene come si è arrivati al punto di mettere a tacere definitivamente metà della popolazione americana. È iniziata con una campagna politica in cui si esaltavano i vecchi valori, in cui si mostrava come la vita fosse migliore qualche decennio fa, quando le donne restavano in casa a preparare il pranzo ai mariti, e come, al contrario, si sia degradata in questi ultimi tempi, quanto le ragazze siano disinibite al giorno d’oggi.
Sono state tremendamente familiari quelle frasi. Le leggevo mentre in tv qualcuno diceva che è normale che le ragazze che indossano gonne corte vengano violentate. Sfogliavo Vox mentre qualcun altro riteneva che fosse scandaloso che le donne abortissero in fantomatici pronto soccorso (da quando in qua per abortire ci si reca al ps? Mi son persa qualcosa?). Guardavo quella copertina con una X sulla bocca di una donna, mentre nelle orecchie mi risuonava il motto del #metoo.
No, non siamo così lontani dalla realtà ipotizzata dalla Dalcher, purtroppo. Ma possiamo certamente fare in modo di non avvicinarci ancora di più. Facendo qualcosa, evitando di “restare in silenzio”. Parlando. Del resto, per fare in modo che il male trionfi, è sufficiente che i buoni non facciano nulla. È così che si dice, vero?

Nonostante il finale un po’ frettoloso e l’abusatissimo ossimoro che campeggia in copertina (il “silenzio assordante” l’avrei evitato), il romanzo di Christina Dalcher si è rivelato una lettura molto gradevole, oltre che illuminante.
Assolutamente consigliato.

  • VOX
  • Christina Dalcher
  • Tea edizioni
  • € 5.00
  • p. 409

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