#STODADIO L’ENIGMA DI ARTOLÈ, #recensione

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“La mattina del giorno in cui sono morta mi sono svegliata sorridendo”

A pronunciare queste parole, che costituiscono l’invitante incipit del primo capitolo, è Luciana Ferrari, una donna non più giovanissima, amata dall’intera comunità dell’appennino bolognese, dove è ambientato il giallo di Carmine Caputo.

In particolare, a fare da scenario all’indagine è il piccolo paesino di Tolè, il quale ogni anno si anima grazie a un festival a base di arte, musica e buon cibo, popolandosi di turisti e curiosi provenienti da tutta Italia.

A indagare sulla tragica morte di Luciana è il sarcastico maresciallo Luccarelli, stattese trapiantato a Bologna (proprio come l’autore), aiutato dal suo amico di infanzia Leo, professore in vacanza.

In mano i due hanno ben poco: una manciata di personaggi ambigui e discutibili, un nipote prodigo dal tempismo tutt’altro che perfetto e un elenco di numeri di telefono. Certo, poi ci sono l’intuito del maresciallo e la vasta cultura di Leo a mettere insieme gli indizi. Ma saranno sufficienti a svelare tutto e a rendere finalmente giustizia alla povera Luciana?

#STODADIO l’enigma di Artolè è un giallo sui generis, accattivante non solo per l’intreccio in sé, quanto soprattutto per la struttura del libro, che personalmente ho apprezzato moltissimo.

Il romanzo sembra, infatti, diviso in due parti ben distinte. Nella prima il tutto si dipana nella maniera più classica. Viene presentato il contesto in cui l’azione si svolge, conosciamo i due investigatori (uno improvvisato, l’altro meno) e ci vengono forniti gli indizi man mano che gli interrogatori vanno avanti.

Sul più bello, quando Luccarelli e Leo sembrano aver compreso quanto è accaduto, l’autore ci fa uno scherzetto. Non è ancora pronto a lasciarci andare, a svelarci ogni segreto, perché Luciana ha ancora tanto da raccontare.

Ecco, dunque, che nella seconda parte del libro è proprio la vittima a presentarci ogni personaggio, dalle cui voci apprendiamo nuovi dettagli su quella strana e infinita giornata, fino all’ultimo colpo di scena.

Il giallo di Caputo è un omaggio alla terra d’adozione dell’autore, ma anche un inno all’amicizia, quella vera, tra il maresciallo e il suo compaesano, i quali non mancano di rimbeccarsi continuamente a suon di frecciatine e battute ironiche.

Little tip: abbinare la lettura del romanzo a un ombrellone vista mare. Connubio perfetto!

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